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Dobbiamo cambiare tutto. Ricordiamocelo quando andremo a votare. Per prima cosa gli stipendi che devono essere riadeguati all’aumento dei prezzi e ai piani assolutamente necessari ma non applicati del periodo successivo all’introduzione dell’euro. Cosa che sarà possibile solo con un intervento drastico sulle tasse e di conseguenza sulla spesa pubblica. Ma la lista non finisce qui,
è interminabile, se ci si mette in testa di tirar fuori tutto ciò che tiene incatenata un Italia forte, creativa e passionale al palo dell’arretratezza culturale ed economica e che se non interveniamo la trascinerà con sè fin negli abissi dell’Africa nera. Ci sono ancora molte cose da cambiare, dobbiamo sperare che chi vincerà le elezioni prossime sia in grado di proporre fin nei minimi dettagli il proprio programma e di riuscire a provocare un forte shock propositivo al paese. Ecco un elenco nemmeno tanto esaustivo di cosa dovremo aspettarci di chi andrà al governo il 13 aprile:genialità liberale di Berlusconi.
- lavoro, prezzi, tasse, spesa pubblica tutti collegati fra di loro. Diminuire le tasse per aumentare i salari, avendo un controllo sui prezzi e abbassando drasticamente la spesa pubblica, così aumentano la produttività e i posti di lavoro e di conseguenza ci sarà una maggiore redistribuzione del reddito;
- impiego pubblico: incentivare la produttività, contrastando l’assenteismo e l’indifferenza. Basta con gli sprechi di forza lavoro; basta con la “non licenziabilità” dei lavoratori statali inadempienti e soprattutto basta con la burocrazia;
- approfondire ed arricchire la legge Biagi con strumenti di sicurezza sociale;
- donne: più spazio nel mondo del lavoro, della politica e nei posti di comando:
- promuovere asili nido aziendali;
- rendere più flessibili gli orari dei negozi;
- pianificare politiche per la casa e nel contempo controllare i prezzi degli affitti;
- eliminare i costi per la prima casa di proprietà;
- eliminare le province che non servono a nulla (leggere la Costituzione);
- prendere decisioni coraggiose per servizi pubblici come Ferrovie Statali e Alitalia;
- liberalizzare gli ordini e le professioni, le banche e le assicurazioni per aumentare la competitività. – sollecitare più mercato e più concorrenza: puntare all’innovazione e alla competizione
- privatizzare le società a controllo pubblico, attualmente rifugio di politici incapaci
- pensare seriamente alla riduzione del debito pubblico
- stimolare i processi di internazionalizzazione di imprese
- rendere appetibile il sistema Italia per chi fugge dal paese
- aumentare le possibilità di ricerca e di accordi “detassabili” fra università e imprese
- l’educazione: valorizzare le scuole e le università con un forte impulso alla qualità: un no categorico alle università pubbliche dove la maggioranza o quasi l’intera classe docente deve essere appassionatamente di sinistra altrimenti non può insegnare o fare carriera: primo esempio fra tutte. l’Università di Bologna.
- ridurre l’immigrazione clandestina e migliorare la percezione di sicurezza dei cittadini
- pretendere una giustizia degna di un paese occidentale, più equa, più veloce e meno politicizzata
- aumentare la fiducia negli italiani e in Italia da parte di chi la guarda dall’esterno
- trovare un modo più intelligente per smaltire i rifiuti che non sia quello di farci sommergere da essi
- Emergenza Mezzogiorno: basta con soldi europei a fondo perduto, da quelle parti ci vorrebbe un minimo di autorevolezza e di buon senso, qualche chilo di riqualificazione turistica e tonnellate di forze militari!
-progettare la conformazione delle infrastrutture nel Mezzogiorno e in tutta l’Italia
- ripensare al nucleare, l’Italia è troppo vulnerabile e dipendente dall’energia importata per potersi permettere lo status quo;
E last but not least: cambiare la legge elettorale e tutte le parti ormai obsolete della Costituzione della Repubblica Italiana come quella costosissima del sistema bicamerale;
Dunque per fare tutto ciò, abbiamo bisogno di menti fresche, giovani e aperte al mondo che verrà. Bene ha fatto quindi Veltroni a dire no a De Mita e bene ha fatto ancor prima Berlusconi nell’aver detto di volere un rinnovamento inflessibile della classe dirigente. Di volere “tanti giovani e tante donne”. Sono state queste infatti le solenni parole pronunciate dal presidente del popolo delle Libertà dalla bianca poltroncina di Vespa, il giorno 12 febbraio.
Nel nostro piccolo, però, queste parole sembra non siano state percepite, anzi. I vecchi capi-clan del Romagnolo sono addirittura a litigare su chi è più vecchio e chi ha più voce per decidere cosa si debba fare alle elezioni del 13 aprile. Chi è più importante e chi più nuovo.
E in pratica rimangono sempre gli stessi. Di giovani e di donne, nei fatti, nessuna traccia. Ma noi abbiamo fiducia, attendiamo pazienti. C’è ancora del tempo, direbbero i grandi saggi africani. Rimaniamo in attesa per veder sbocciare un bouquet di novità elettorali, all’altezza della rinomata genialità liberale di Berlusconi.
pubblicato su "Il Resto del Carlino" - 21 febbraio 2008
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