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Vado a cercare i sinonimi della parola “aperto” e
all’infuori di alcune parole come “istituito” e “manifestato”, troppo
equivocabili, eccomi imbattere nei termini più chiari e più vicini alla parola
d’origine ossia: ricettivo, sensibile, disponibile e pronto.. al contrario di
insensibile, refrattario, immune, chiuso, restio, renitente e recalcitrante.
Ora, ricettivo, sensibile e disponibile dovrebbero a furor
di logica descrivere il nostro (?) giornalino del comune di Forlì che imbottito
di pubblicità e incelofanato viene spedito direttamente, ogni due mesi, a casa
di tutti i cittadini forlivesi. Il nome della rivista, in effetti, preannuncia
uno slogan ammaliante tanto da invogliarmi a pensare che il comune sia io e che
appunto come “la coop sono io” possa sentirmi libera di mettere i panni di un
qualsiasi dipendente del comune e magari servire e servirmi della ciccia! Ops,
no, volevo dire informarmi e dire la mia.
Ma è proprio così in realtà? Il contenuto manda lo stesso
messaggio? Il comune è davvero sensibile, disponibile e ricettivo? E se non è
così allora quali sono le finalità di questa pubblicazione? La notifica del
nuovo indirizzo web del comune cioè www.cofo.it invece che www.comune.forli.fo.it? Illustrazione
di quel che l’amministrazione è in fase di realizzare? Oppure funge solo come
una specie di reclame istituzionale e di chi la governa?
Queste domande mi assillano la mente da quando ho notato un certo
silenzio del sindaco sia nei miei confronti perché, nonostante la sua promessa,
non mi ha ancora indirizzato a nessuno impegnato nel campo del voto per gli
stranieri e sia alla richiesta, di un consigliere, di usare questo
divulgatissimo mezzo per approfondire l’argomento “inceneritore e l’impatto
ambientale”. Devo dire la verità. Nonostante la mia curiosità, la lettura dei
giornali e l’interesse, sempre più crescente nel capire qualcosa del tema in
questione, soprattutto in occasione della campagna elettorale per il sindaco,
posso dire che non c’ho ancora capito niente.
Allora perché il nostro comune “aperto” non deve
interessarsi di informare i cittadini? Perché il sindaco, o chi per lui, non
degna i propri interlocutori nemmeno di una giustificazione? Perché non
trasformare la rivista in qualcosa che è di tutti; che serve per interrogare,
per parlare con il comune, per capirsi su temi importanti, magari anche senza
prese di posizione?
Forse siamo solo delle pecore multimediali e figli di una
televisione reclamizzata e quindi non meritevoli di sapere?
In un incontro
all’università, il sindaco disse che è per principio contraria alla
partecipazione democratica intesa come assemblearismo e populismo ma favorevole
a un venirsi incontro nei tempi e nei luoghi giusti. Forse sarebbe meglio
creare questi tempi e luoghi giusti, forse una parte del sito o della rivista
potrebbero essere usate proprio per un’informazione più accurata, per chi come
me da anni “incora anio capi gnint”.
“Una volta eletto il sindaco deve lavorare per tutti e non
solo per chi l’ha votata” (esatte parole del Sindaco Masini); non che io non
l’abbia votata, intendiamoci (uso questa forma grammaticale perché nei discorsi
del sindaco ho sentito molte doppie negazioni e perciò, vogliate darmene atto,
tento di creare un po’ di empatia!) ma in generale sono fermamente convinta nel
dovere di ricettività di chi governa la città.
E se devo considerare il primo assioma della comunicazione
di Watzlavick secondo il quale: "è impossibile non comunicare; perchè ogni
comportamento è comunicazione, invia un messaggio agli altri, che lo si voglia
oppure no” allora il silenzio del primo cittadino mi segnala solo una cosa: che
non siamo degni di essere ascoltati.
Gennaio 2006
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