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I pesci piccoli dell’Atr |
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“Signora, io lo so, lei lo sa, ma…è che siamo i pesci piccoli noi!”. A parlare così non è il gangster di casa nostra sfruttato dai boss spietati di un film sulla mafia ma semplicemente l’autista del pullman che prendo tutti i giorni per andare a Ravenna. Risponde all’ennesima preoccupazione di un passeggero davanti a me. All’ennesima protesta per i disservizi. Certo, lui ha altre cose per la testa, vorrebbe un contratto migliore, uno stipendio più adeguato, ma capisce e ascolta con gentilezza le voci non sopraffatte dall’assuefazione quotidiana. Povero, anche lui. “Noi lo diciamo, riferiamo, ci lamentiamo, ma rimane lì, chi deve occuparsene non se ne occupa” dice.
Ha ragione. È da gennaio che provo sulla mia pelle tutte queste lamentele, eppure niente è cambiato:
pullman vecchi senza riscaldamento d’inverno, vetri staccati,
campanelli che si incantano per tutto il tragitto, sistemi d’aria
condizionata talmente forti che ti spingono a cercare come un dannato
i raggi di sole estivi, portiere che non si chiudono e ti fanno
bestemmiare per aver scelto i posti davanti, musiche raccapriccianti
che sei costretto ad ascoltare al mattino o alla sera quando torni a
casa, diversi per genere e interesse a seconda di chi guida il bus,
ritardi pazzeschi perché tanto il mezzo, più veloce, NON può andare o
perché l’autista deve vendere il biglietto a chi ne è sprovvisto
fermando tutto e tutti. Per non parlare di fermate fatte da
delimitatissimi spazi di terriccio e fango senza alcuna segnaletica o
indicazioni di orari o percorsi. A proposito di orari. Vengono cambiati
all’improvviso, al decimo giorno del mese, dopo che tu hai già
acquistato l’abbonamento. Nessun aggiornamento o informazione sul
pullman. Una programmazione davvero stramba: appena finiscono le
scuole, non importa se ci sono dei lavoratori, non importa se questi
devono prediligere mezzi propri per la discordanza di orari, non
importa se l’impatto ambientale ne risentirà mentre la sindaca propone
orgogliosamente auto elettriche in Piazza Saffi, non importa se Forlì
trae vantaggi economici da Ravenna oltre che a quelli culturali… si
bendano gli occhi e cambiano orari. Perché? Per Mirabilandia, ad
esempio, non capite l’importanza?
Insomma tutte piccole cose che messe insieme da un gomitolo di
incapacità manageriale e dai ferri d’indifferenza dei responsabili, di
chi dovrebbe, cioè, tenere tutto sotto controllo, crea un abito poco
adatto a una regione ricca di un paese occidentale. Avete presente quei
calendari realizzati dall’Atr con foto di bus di 12 paesi del mondo?
Beh, non so perché, ma a me simboleggiano l’idea di chi vuole
calmierare i propri sensi di inferiorità; come dire, infatti: ma cosa
volete di più, accontentatevi, ci sono paesi con bus messi molto peggio
di noi!
A essere onesti qualcosa fanno naturalmente, non devo essere ingiusta.
L’ultima trovata, è la possibilità, concessa a noi passeggeri, di
chiamare un numero e di poter parlare per dieci minuti interi esponendo
oltre alle nostre osservazioni anche il nostro grado di soddisfazione.
Mah.Che dire. Come se servissero altre scuse per ritardare ciò che va
fatto adesso, come se non bastassero, le informazioni già a loro
disposizione, per proporre atti e per dare segnali di miglioramento al
clima attuale. Ma secondo voi un problema strutturale come questo, può
essere risolto con una telefonata di dieci minuti? Magari ad una
centralinista col compito di riempire delle caselle prestampate? Che
poi le passerà ad un consiglio d’amministrazione impegnato a giocare il
proprio ruolo politico nel “Teatro dei belli, buoni e colorati”? Io
avrei i miei dubbi.
Sapete, il sistema di trasporto romagnolo è basato sulla “fratellanza”
di tre sotto società: E-bus, Saces e Se tram. Ognuno coi propri
consigli d’amministrazione, presidenti, direttori, segretari,
responsabili… e chi più ne ha più ne metta, con divari normativi ed
economici assolutamente preoccupanti; atti, più che altro, ad una
sempre minore efficienza e soddisfazione e ad una maggiore
conflittualità tra gli autisti stessi e tra loro, i potentati e i
consumatori. Per rendere la cosa più chiara, gli autisti della società
con miglior trattamento economico rispetto ad altre, attendono da 12
anni un rinnovo del loro contratto. Gli scioperi sono all’ordine del
giorno, i miei ritardi al lavoro pure… ma chi se ne frega, tanto ci
sono le auto elettriche e la nuova flotta dei bus recentemente
acquistati, mi diranno. Cosa pretendo di più? Non è che i membri dei
consigli, in vista di una maggiore armonizzazione del sistema si
possono dare,da soli, delle botte sui coglioni, precludendosi stipendi
facili e appetitosi; e non è che la nostra sindaca possa turbare gli
equilibri geo-eco-politici da tempo consolidati in questo settore e
prendere decisioni coraggiose al riguardo. Tanto chi ha parlato
recentemente di decisioni coraggiose non è che solo l’attuale
presidente del consiglio Prodi, il capo del futuro PARTITO DEMOCRATICO.
Per maggiori (o in questo caso minori) informazioni date un’occhiata al
sito dell’Atr www.atr-online.it dove troverete una buona parte dei nomi
coinvolti e dove non troverete nemmeno una piantina del trasporto
urbano ed extraurbano.
Giugno 2006
La Voce di Romagna
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